Il giardino e il parco della Villa Medicea di Careggi rappresentano un patrimonio importantissimo per la biodiversità e per l’aspetto sociale e relazionale di un contesto urbano connesso a strutture ospedaliere. Sembrano quasi un’isola verde, un’oasi di pace inserita in mezzo alle attività dell’azienda di Careggi e del Meyer.
In questo contesto è molto interessante proporre attività laboratoriali, didattiche e culturali che possano ricondurre alla conoscenza delle piante, del loro utilizzo e della loro storia.
È così che nell’ambito del finanziamento “PNRR – Parco e Giardino storico della Villa Medicea di Careggi (CUP: D15F22000360002) M1C3/2.3 – NEXT Generation EU” la Società Toscana di Orticultura ha realizzato, in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana e Fondazione Angeli del Bello, una serie di attività volte a far scoprire il parco alla cittadinanza, in cui si sono affrontati i temi della relazione con il verde e dell’origine delle piante.
Il complesso di Careggi fin dalla sua costituzione ha infatti ospitato, come la maggior parte dei giardini storici, collezioni di piante. Le collezioni hanno da sempre accompagnato l’evoluzione della società e delle mode del tempo: basta ricordare gli agrumi che troviamo nella maggior parte delle ville medicee, come a Villa di Castello e La Petraia. Queste piante, oggi molto diffuse e apprezzate da professionisti e amatori del giardino, sono arrivate dall’oriente e da sempre hanno affascinato regnanti e proprietari di giardini che ne hanno fatto grande uso sia per ornamento che in ambito culinario.
Con il susseguirsi delle epoche, la scoperta di nuovi mondi e i viaggi esplorativi, sono arrivate nel nostro continente le prime conifere americane, come la Sequoia o il Calocedro, inserite poi a partire dall’Ottocento come piante ornamentali, molto apprezzate dai visitatori e gran vanto per i proprietari per il loro aspetto maestoso e per la grande novità che rappresentavano.
Sempre nell’Ottocento arrivarono anche le palme che iniziarono ad essere inserite dapprima nei giardini così detti “di acclimatamento” sulla costa, per poi via via diffondersi in molte ville, fra cui la nostra Villa di Careggi.
Nel XIX secolo furono molte le piante che si diffusero nei giardini provenienti dai nuovi mondi, e questo indusse gli esperti dell’epoca a fondare diversi istituti ed enti di ricerca e sperimentazione, come appunto la Società Toscana di Orticultura nel 1854.
In questo secolo furono costruite le prime serre monumentali proprio per ospitare le nuove piante provenienti da climi e ambienti completamente diversi, e si assistette anche all’impiego di specie ortive provenienti dal Nuovo Mondo, come il pomodoro e la patata. Fu infatti durante questo periodo storico che la coltivazione di queste solanacee originarie dell’America del sud fu incentivata e addirittura, per quanto riguarda la coltivazione del pomodoro, resa industriale… L’introduzione di questi ortaggi non fu immediata, gli scienziati si interrogarono per diversi anni sulla possibilità di coltivare o meno queste specie, visto soprattutto la tossicità di alcune parti delle solanacee, e infatti il pomodoro inizialmente era stato introdotto come pianta ornamentale per i suoi frutti giallo oro da cui il nome pomo – d’oro. Oggi questi ortaggi sono coltivati in tutti i nostri orti con grande successo per gli orticoltori e i loro frutti, entrando nella tradizione culinaria italiana e toscana, (basti pensare ai tortelli di patate o alla pappa al pomodoro). Questo è un esempio di come alcune piante sono entrate di fatto nella nostra tradizione sia ornamentale che culinaria. I giardini come quello di Villa di Careggi sono stati per secoli come dei porti, pronti ad accogliere nuove specie vegetali da sperimentare, e oggi sono luoghi preziosi far riscoprire alla cittadinanza, bambini compresi, la storia delle piante della nostra tradizione e il valore che queste portano nella nostra vita e nella nostra cultura e società.
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